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CARAVAGGIO:

La Flagellazione di Cristo

Dal 28 febbraio al 31 maggio 2024

Complesso Monumentale Donnaregina

Complesso Monumentale Donnaregina

Largo Donnaregina, Napoli

Aperto, sta per chiudere: ultimo ingresso ore 13:00

Profilo verificato


La Flagellazione dipinta da Caravaggio nel 1607 per la famiglia de Franchis e per la chiesa di San Domenico Maggiore è uno dei quadri più forti, più noti e di maggior richiamo del Seicento napoletano, e si potrebbe dire italiano ed europeo, primo e folgorante approdo al Sud – insieme con le Sette opere di misericordia del vicino Pio Monte – del linguaggio di integrale naturalismo e di attento studio dei fenomeni luminosi del grande pittore lombardo. Da oltre cinquant’anni, però, l’opera ha lasciato il Centro Antico di Napoli e la chiesa di San Domenico, dov’era stata visibile per 350 anni, esaltata dalle guide della città e dai viaggiatori, ed è stata ricoverata per ragioni di sicurezza al Museo di Capodimonte, divenendone uno dei dipinti più iconici e dei motivi maggiori di attrazione e venendo prestata a numerose mostre in tutto il mondo, ultima quella di Parigi e del Louvre del 2022-23.


La generosa iniziativa odierna del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno di esporre al suo rientro a Napoli dopo la mostra del Louvre non già a Capodimonte, ma al Museo Diocesano di Donnaregina, segna un’importante inversione di tendenza in questa vicenda, e costituisce un coraggioso tentativo di riavvicinare quest’opera così straordinaria al territorio e alla città. Nel corso dei passati decenni e nelle tante mostre, anche napoletane, la Flagellazione è stata esposta accanto alle altre grandi opere dell’ultimo periodo di Caravaggio, a confronto con i dipinti dei maggiori caravaggeschi meridionali o a confronto con quelli d’analogo soggetto o con le copie da essa tratte, senza trascurare nemmeno i risultati, talora sorprendenti, dei restauri da essa subiti nel tempo e delle indagini diagnostiche eseguite per l’occasione.


La mostra che s’intende presentare a Donnaregina intende seguire una strada diversa; quella cioè da un lato di studiare attentamente l’illuminazione e valorizzare al massimo il dipinto con la luce, consentendo al pubblico di vederlo e goderlo nel modo migliore, e dall’altro di accompagnarlo con uno studio e con apparati didattici e di comunicazione volti a illustrare il contesto di provenienza, la chiesa di San Domenico Maggiore, la cappella della famiglia de Franchis e la storia e le vicende di questa stessa ed illustre famiglia di giuristi e magistrati, divenuti proprio nei primi anni del Seicento duchi di Torre Orsaia e marchesi di Taviano. Sarà per i cittadini di Napoli e per il pubblico dei suoi visitatori l’occasione per riscoprire i legami che questa straordinaria opera d’arte ha con la città e colle grandi chiese costruite o ricostruite e riccamente decorate negli anni successivi al Concilio di Trento e a cavallo fra Cinquecento e Seicento, durante quello che è stato definito “il secolo d’oro” dell’arte napoletana.

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