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in corso Paesaggi di Toscana

La mostra

Questa mostra presenta, su idea di Carlo Sisi, i capolavori della collezione d'arte della  Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze dedicati al paesaggio. Partendo dalla Maremma di fine Ottocento,  che fu motivo d'ispirazione per celebri pittori macchiaioli come Giovanni Fattori e Luigi Gioli, l'ordinamento – curato da Emanuele Barletti – include suggestivi paesaggi toscani firmati da Llewelyn Lloyd, Francesco Gioli, Niccolò Cannicci, Pietro Annigoni, Galileo Chini, Angelo e Adolfo Tommasi, Raffaello Sorbi, Giorgio kienerk, Ulvi Liegi, Giovanni Colacicchi, Luciano Guarnieri


La prima sala è dedicata alla “terra amara” (per le paludi e la malaria) di Maremma e ai pittori macchiaioli, con dipinti di Giovanni Fattori, Adolfo Tommasi, Luigi e Francesco Gioli. Il mito della “Maremma amara” si stempera poi in un racconto più dolce ed elegiaco che si riverbera negli struggenti panorami toscani evocati da altri maestri. Nella seconda sala sono esposti paesaggi toscani riferibili a due modalità espressive che ebbero larga diffusione nel primo Novecento: quelle ancorate al “vero” della tradizione naturalista postmacchiaiola – come nel caso dei dipinti “lucchesi” di Adolfo Tommasi o del Cacciatore di Raffaello Sorbi – e quelle maggiormente legate alle suggestioni della pittura diffusa in ambito europeo, suggerite ad esempio dalle atmosfere brumose del Paesaggio di Niccolò Cannicci, dalle allusioni al simbolismo di Giorgio Kienerk o dalle tinte forti e vivaci, quasi pre-espressioniste, di Ulvi Liegi. I luoghi evocati nei dipinti sono lontani dai grandi centri abitati e vissuti da una composta civiltà rurale: le rive dell'Arno, Vallombrosa vicino Firenze, Pescaglia e Ponte a Moriano in provincia di Lucca. Scorci di paesaggio che evitano di compiacersi nella retorica del selvaggio, del maestoso e del sublime per rivelarci l'urgenza di questi artisti di abbandonarsi all'intimità e alla serenità del marginale e del quotidiano.


La terza sala è dedicata a personalità artistiche più calate nella prospettiva novecentesca: La Veduta di Firenze di Llewelyn Lloyd propone un'angolazione inusuale del panorama fiorentino descrivendola, in linea con le tendenze più avanzate della cultura europea, con pura tecnica divisionista. Galileo Chini, invece, nel periodo in cui dipinge le due strade di Versilia in mostra ha già abbandonato la sua stagione straordinaria di sperimentazioni formali per dedicarsi a una rappresentazione del paesaggio meno studiata ma più emotivamente sentita. La semplificazione delle forme e la limpidezza dei colori di Veduta di San Gimignano, di Colacicchi, esprime un cézannismo filtrato dall'esempio di Oscar Ghiglia. Lontano dall'espressionismo, ed esempio di una rinnovato richiamo alla grande tradizione classica, è invece l'inedito e gustoso trompe l'oeil di Pietro Annigoni, considerato uno dei più grandi artisti figurativi del Novecento italiano. Allievo di Annigoni fu Luciano Guarnieri, che in questa sala espone un'opera dalla straordinaria sensibilità pittorica con atmosfere soffuse e matericità rarefatta. 

Immagini della mostra

Opere esposte

Orari e biglietti

Indirizzo

Via Vinzaglio, 27
58100 Grosseto

Altri contatti


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