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conclusa Mircea Cantor

A cura di: Pier Paolo Pancotto

La mostra

Prendendo spunto da un repertorio iconografico e iconologico universale, rappresentato da immagini e gesti semplici, appartenenti alla quotidianità, Mircea Cantor riflette sulle componenti storiche e culturali che compongono la realtà e le varie sfumature semantiche che l’articolano. Tale procedimento di osservazione trae spesso origine dall’esperienza individuale dell’artista, avvenuta al principio in Romania e poi in Francia, e si esplicita attraverso molte forme linguistiche alcune delle quali rappresentate a Roma in occasione del suo esordio individuale a Villa Medici. Si tratta di diversi lavori, alcuni dei quali concepiti per l’occasione, e distribuiti in vari ambienti sparsi nei giardini dell’Accademia.


Varcata la Grande Loggia, sovrastata dalla monumentale Flag (2017), il percorso di visita si apre alla Loggia Balthus ove, tracciata col fumo di una candela (mezzo tecnico effimero e transitorio tanto quanto il significato stesso del testo che esplicita), affiora sul soffitto la scritta Ciel variable (2007-21) appartenente all’omonima serie avviata dall’artista nel 2007 incentrata sul tema della fragilità della condizione umana. La stessa loggia, sui muri della quale affiora DNA Kiss (2008-21), introduce all’Atelier Balthus ove la proiezione di un nuovo filmato girato a Roma per l’occasione, testimonianza del legame che unisce l’artista alla città da molti anni. Altri video – I decided not to save the world (2011), Regalo (2014) e Am I really free ? (2020), dall’impianto fortemente autobiografico – sono distribuiti tra il Piccolo Balthus, la Loggia di Cleopatra e la Gipsoteca.


Di fronte alla Loggia Balthus, si erge una struttura geometrica e praticabile lungo la quale si snoda Chaplet (2007-21), 35 metri di pellicola cinematografica marcati dalle impronte digitali dell’artista che, alla maniera di un rosario, si sgranano senza soluzione di continuità sulla striscia di celluloide a formare una sorta di schedatura dell’autore e, di conseguenza, di riflessione sul concetto di identità e libertà individuale. Festina lente (Empire of all poetical encounters) (2017-21), costituito da un pallet dipinto (struttura piatta sui cui vengono posate merci) sta al centro dello Studiolo di Ferdinando entrando in dialogo con gli affreschi sovrastanti mentre il rilievo in gesso Homo homini lupus (2021) occupa la Gipsoteca assimilandosi ai calchi della colonna Traiana abitualmente custoditi in questo spazio.

Immagini della mostra

Opere esposte

Orari e biglietti

Indirizzo

Viale Trinità dei Monti, 1
00187 Roma

Altri contatti

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