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Giuseppe Pende Mostra tutte le foto
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in corso

Giuseppe Pende:

Realtà, sogno e visione

Dal 6 dicembre al 2 giugno 2024

Polo museale Palazzo dei Priori

Polo museale Palazzo dei Priori

Piazza del Popolo, Fermo

Chiuso adesso: apre alle 10:30

Profilo verificato


Giuseppe Pende si distingue nel panorama del Novecento per la sua poetica originale e per la sua maestria nel vero e nel verosimile delle nature morte, dei ritratti, degli scorci pugliesi, marchigiani e di Zara e dei paesaggiinventati, spesso immersi in un’atmosfera da sogno. Dipinge ciò che più ama per ottanta anni, lasciando pochi mesi prima della sua scomparsa i pennelli che gli mette in mano a otto anni il padre, pittore dilettante di professione magistrato. Giuseppe Pende è affascinato sin da giovanissimo dalla pittura dei grandi del passato e non si rifà ad alcuna particolare scuola o movimento a lui contemporaneo, ma si affida al suo personalissimo sentire, alla sua spinta irrefrenabile al miglioramento, al suo essere al contempo scienziato e poeta della realtà e dell’immaginario sulla tela. Attratto dal nuovo, dal futuro, riempie ogni istante del suo presente e reagisce ai dolori dell’anima con un crescente attaccamento alla vita. Quell’intenso piacere di vivere riversa nella pittura insieme a tutto l’amore per la bellezza del creato e lo fa con una nobile ricerca, una tecnica sopraffina ed una creatività effervescente. 


La mostra di Giuseppe Pende nel Palazzo dei Priori a Fermo, con dipinti di proprietà degli eredi, potrebbe sembrare a colpo d’occhio più una collettiva di pittori che una piccola selezione di opere di un unico artista, ma il filo conduttore è il suo genio pittorico che incanta anche per l’equilibrio compositivo, la bellezza, la poesia e per la serenità e la sorpresa indotte nell’osservatore che, al cospetto di alcuni suoi paesaggi, può anche giocare con la mente cercando quei particolari microscopici e invisibili a occhio nudo che li fanno divenire, dopo l’impatto iniziale, dei paesaggi surreali. Emblematica l’opera “Con le pietre parlavo” variante del ‘92.


A Fermo lo portano le vicende della guerra nel ’42 e in seguito sceglie di non tornare in Puglia, nella condizione privilegiata delle sue origini, ma rimane a vivere con moglie e figli accanto al fiume Tenna. Lì trascorre un decennio tra i più entusiasmanti della sua vita, avvolto dalla natura straripante di fiori, di profumi e di colori. Lascia a malincuore il Tenna nel ‘54 per avvicinarsi al centro città per il maggior bene dei figli, ma al fiume continua sempre a tornare e passeggia anche in montagna, in campagna, lungo la costa. Mentre si rigenera nel fisico e nella mente, studia i fenomeni della luce e l’armonia dei colori che trasferisce nei suoi dipinti, o riporta in una lezione a scuola, o mette per iscritto con riflessioni profonde, lucide e originali come quelle sui vantaggi della pittura sulla natura e ancor più sulla fotografia. Da anziano è costretto a una vita più sedentaria dai guai dell’età e da quelli tipici degli sportivi che abusano troppo a lungo del loro fisico, e allora viaggia nelle sue tele, nei cieli immensi e ariosi, nelle profonde incantate, negli specchi d’acqua, tra i sassi, i ramoscelli e i cespugli di luoghi luminosi che popola di persone incuranti del tempo che passa, a volte in compagnia di personaggi strani, di giganti o di giullari, e in ognuno di quei paesaggi il pittore ritrova dei momenti di sé.

 

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