Il papiro, lungo ben 1847cm, parte del corredo funerario di Iuefankh, giunge a Torino con la collezione Drovetti. Il nome “Libro dei Morti” fu coniato da Richard Lepsius, studioso tedesco, per indicare l’insieme di formule funerarie che, a partire dal Nuovo Regno, venivano scritte su papiro e incluse nel corredo funerario per guidare il defunto nell’aldilà. Grazie alla buona conservazione del papiro, Lepsius poté studiarlo iniziando a classificare il testo in capitoli e creando un canone di riferimento utilizzato ancora oggi.