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Madre - Museo d’arte Contemporanea Donnaregina verified

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Agostino Bonalumi - Senza Titolo
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Getulio Alviani -  Textura vibratile
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Giovanni Anselmo - Invisibile
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Gianni Piacentino - Dark Prussian – Blue Portal IV
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Francesco Clemente - Ave Ovo
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Giovanna Bianco; Pino Valente - Il mare non bagna Napoli
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Daniel Buren - Axer / Désaxer
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Jan Fabre - L’uomo che misura le nuvole
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Lucio Fontana - Concetto Spaziale, Attese
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Léa Lublin - Senza Titolo
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Fausto Melotti - L'amore
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Jannis Kounellis - Senza titolo
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Anish Kapoor - Dark Brother
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Jeff Koons - Senza titolo
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Sol LeWitt - Scribbles
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Michelangelo Pistoletto - Venere degli stracci
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Gianfranco Baruchello - Il mio cinema
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Giulio Paolini - Dilemma
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Emilio Isgrò -
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Mimmo Paladino - Senza Titolo
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Paul Thorel - “Passaggio della Vittoria”
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Andy Warhol - Beuys by Warhol
Agostino Bonalumi - Senza Titolo
Getulio Alviani -  Textura vibratile
Giovanni Anselmo - Invisibile
Gianni Piacentino - Dark Prussian – Blue Portal IV
Francesco Clemente - Ave Ovo
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Altre opere esposte

Descrizione

A partire da un’immagine reale, l’artista ne scompone il tratto riconoscibile in linee orizzontali, laterali e oblique creando un panorama rarefatto e indefinito, che solo uno sguardo “distante” e visionario, opposto all’iperrealismo proprio del mezzo fotografico, può ricomporre imperfezioni o vibratili effetti di ombreggiatura, vere e proprie figure e volti, immersi nel loro contesto: Ritratti, come quelli presentati in occasione delle mostre personali presso il Castello Svevo di Bari (2002), il MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2003) e l’Institut Français di Firenze (2009). “Se ti avvicini troppo, non vedi”. La distanza della visione, la suggestione dello sguardo, l’intuizione primitiva della figurazione, che sia essa un volto o un paesaggio, costituiscono il vocabolario di questa personalissima astrazione: quelle che ad un primo impatto sembrano per l’appunto solo successioni di tratti digitali scomposti, si ricompongono in maniera trasversale facendo comparire, davanti ai nostri occhi, qualcosa di inatteso: l’orizzonte di una figurazione subliminale e ipotetica. Percezione e intuizione, trasversalità e obliquità, movimento televisivo e informatico contrapposto alla stasi fotografica sono i concetti fondamentali nella ricerca di Thorel. “Lo sguardo obliquo è uno sguardo che sfugge e che ti porta a metterti al lato delle cose in modo da perdere quella lucidità che non darebbe spazio al caso. Non essere troppo lucido, perdere la concentrazione, percepire anziché guardare, lasciare posto alle apparizioni, sono parte integrante dei miei strumenti di lavoro al pari della macchina fotografica e del computer”. Come scrive Greta Travagliati, la ricerca di Thorel costituisce in questo senso un momento di sintesi nella “sperimentazione e riflessione sul ruolo della fotografia nella cultura contemporanea”. Il transito dalla scomposizione digitale alla ricomposizione reale dello sguardo, “il passaggio” dall’assenza di visione all’intuizione sono gli elementi interpretativi che nell’installazione site specific Passaggio della Vittoria, realizzata appositamente per il Madre, si manifestano nel loro significato più emblematico, costituendo l’opera più compiuta realizzata ad oggi dall’artista.

Altre opere a Napoli

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