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Madre - Museo d’arte Contemporanea Donnaregina verified

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Agostino Bonalumi - Senza Titolo
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Getulio Alviani -  Textura vibratile
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Giovanni Anselmo - Invisibile
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Gianni Piacentino - Dark Prussian – Blue Portal IV
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Francesco Clemente - Ave Ovo
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Giovanna Bianco; Pino Valente - Il mare non bagna Napoli
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Daniel Buren - Axer / Désaxer
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Jan Fabre - L’uomo che misura le nuvole
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Lucio Fontana - Concetto Spaziale, Attese
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Léa Lublin - Senza Titolo
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Fausto Melotti - L'amore
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Jannis Kounellis - Senza titolo
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Anish Kapoor - Dark Brother
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Jeff Koons - Senza titolo
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Sol LeWitt - Scribbles
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Michelangelo Pistoletto - Venere degli stracci
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Gianfranco Baruchello - Il mio cinema
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Giulio Paolini - Dilemma
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Emilio Isgrò -
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Mimmo Paladino - Senza Titolo
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Paul Thorel - “Passaggio della Vittoria”
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Andy Warhol - Beuys by Warhol
Agostino Bonalumi - Senza Titolo
Getulio Alviani -  Textura vibratile
Giovanni Anselmo - Invisibile
Gianni Piacentino - Dark Prussian – Blue Portal IV
Francesco Clemente - Ave Ovo
Giovanna Bianco; Pino Valente - Il mare non bagna Napoli
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Altre opere esposte

Descrizione

Il percorso di Pistoletto prende avvio dalla metà degli anni cinquanta; a partire dai primi Quadri specchianti del 1962, lastre di acciaio lucidate a specchio sulle quali compaiono figure in carta velina a grandezza naturale, e passando per i Plexiglass (1964) e gli Oggetti in meno (1965-66), le opere di Pistoletto si qualificano per la sperimentazione incessante, al di là di una tecnica o stile definiti, e parallelamente, per la progressiva integrazione dello spettatore e dello spazio-tempo della realtà nell’opera, prima attraverso le superfici riflettenti dei Quadri specchianti, poi nel confronto reale con gli Oggetti in meno, per l’appunto oggetti – e non sculture – che “non rappresentano ma sono” – dice l’artista, annunciando una svolta in chiave teatrale, di implicazione attiva e diretta, nella sua ricerca. In Venere degli stracci, del 1967, la tecnica dell’assemblaggio, dell’accostamento apparentemente provocatorio, riunisce il richiamo classico al materiale povero per eccellenza, lo straccio, inizialmente utilizzato per pulire i Quadri specchianti, e ora adoperato nella sua componente materica e cromatica. I brandelli di stoffa colorati sono disposti a formare un’intercapedine fra la riproduzione della Venere con mela dello scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen e il muro verso cui la scultura, persa sia autorevole frontalità sia prestigio di fattura (è un calco industriale e seriale), sembra indirizzarsi, suggerendo un’inedita capacità di riciclo e rigenerazione, fra ordine e caos, classicità e modernità.

Altre opere a Napoli

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