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Madre - Museo d’arte Contemporanea Donnaregina verified

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Jan Fabre - L’uomo che misura le nuvole
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Lucio Fontana - Concetto Spaziale, Attese
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Jannis Kounellis - Senza titolo
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Anish Kapoor - Dark Brother
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Agostino Bonalumi - Senza Titolo
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Getulio Alviani -  Textura vibratile
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Giovanni Anselmo - Invisibile
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Gianni Piacentino - Dark Prussian – Blue Portal IV
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Francesco Clemente - Ave Ovo
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Giovanna Bianco; Pino Valente - Il mare non bagna Napoli
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Daniel Buren - Axer / Désaxer
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Léa Lublin - Senza Titolo
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Fausto Melotti - L'amore
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Sol LeWitt - Scribbles
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Gianfranco Baruchello - Il mio cinema
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Giulio Paolini - Dilemma
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Mimmo Paladino - Senza Titolo
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Paul Thorel - “Passaggio della Vittoria”
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Altre opere esposte

Descrizione

L’uomo che misura le nuvole (1998) viene riallestita sulla terrazza del museo Madre, a cura di Laura Trisorio, Melania Rossi e Andrea Viliani nell’ambito del progetto Per_formare una collezione, e presentata contestualmente al progetto Incontri sensibili al Museo di Capodimonte, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio. L’opera è ispirata dall’affermazione che l’ornitologo Robert Stroud pronunciò nel momento della liberazione dalla prigione di Alcatraz, quando dichiarò che si sarebbe d’ora in poi dedicato appunto a “misurare le nuvole”. Oltre alla citazione, che colloca l’opera in un ambito storico e scientifico definito, in questo caso l’utilizzo dell’autoritratto ha un ulteriore riferimento di matrice biografica, in quanto l’opera è un omaggio al fratello minore dell’artista, sognatore deceduto prematuramente. La messa in scena di un’assenza memoriale che si impone come presenza scultorea diventa il doppio metaforico di entrambe le personalità rappresentate, la cui unione genera un’energia inter-individuale che diviene movimento vitale, pur nella staticità della forma scultorea. Esprimendo inoltre la sensazione di pianificare l’impossibile (appunto il tentativo di misurare un’entità mutevole e incostante come le nuvole), Fabre riflette sullo statuto stesso della ricerca dell’artista, assimilata alla pretesa dello scienziato di travalicare il limite umano della conoscenza. Come artista e ricercatore Fabre tenta costantemente, in effetti, di “misurare le nuvole”, ammettendo e dichiarando con la sua opera che la tensione verso il sapere ha limiti invalicabili che, però, è possibile accostare e affrontare proprio attraverso la sperimentazione, in cui esprimere l’inesprimibile senza tradirne, come l’artista stesso dichiara, l’intrinseca e fondativa bellezza umana e universale.

Altre opere a Napoli

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