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Museo e Real Bosco di Capodimonte verified

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Giovanni Bellini - Trasfigurazione di Cristo
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Michelangelo Merisi, detto Caravaggio - Flagellazione di Cristo
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Artemisia Gentileschi - Giuditta e Oloferne
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Andy Warhol - Vesuvius
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Pieter Brueghel, detto il Vecchio - La parabola dei ciechi
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Guido Reni - Atalante e Ippomene
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Sandro Botticelli - Madonna col Bambino e angeli
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Gruppo presepiale con la Natività
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Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto Parmigianino - Ritratto di giovane donna detta Antea
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Francesco Guarino - Sant’Agata
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Jacopo de Barbari - Ritratto di fra luca Pacioli con un allievo
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Annibale Carracci - Ercole al bivio
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Jusepe de Ribera - Apollo e Marsia
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Tiziano Vecellio, detto Tiziano - Ritratto di Paolo III con i nipoti
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Tiziano Vecellio, detto Tiziano - Danae
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Colantonio del Fiore - San Girolamo nello studio
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Edoardo Dalbono - Da Frisio a Santa Lucia o Canzone napoletana
Giovanni Bellini - Trasfigurazione di Cristo
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio - Flagellazione di Cristo
Artemisia Gentileschi - Giuditta e Oloferne
Andy Warhol - Vesuvius
Pieter Brueghel, detto il Vecchio - La parabola dei ciechi
Guido Reni - Atalante e Ippomene
Sandro Botticelli - Madonna col Bambino e angeli
Gruppo presepiale con la Natività
Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto Parmigianino - Ritratto di giovane donna detta Antea
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Tiziano Vecellio, detto Tiziano - Danae
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Altre opere esposte

Descrizione

Il dipinto raffigura Giuditta nell'atto di tagliare la testa al generale assiro Oloferne che stava assediando la città di Betula. L'eroina ebrea, assistita dalla schiava Abra, che partecipa attivamente alla decapitazione, incarna la castità e la forza morale. Rispetto alla maggior parte dei pittori del Cinquecento e del Seicento, che scelgono per la rappresentazione di questo episodio biblico il momento della fuga delle due donne dal campo nemico dopo l'assassinio, o Giuditta che mostra trionfante la testa di Oloferne, la Gentileschi scelse il momento più drammatico e cioè quello della decapitazione, prendendo spunto dalla celebre tela con lo stesso soggetto di Caravaggio ora a palazzo Barberini. Il dipinto è stato anche messo in relazione con il trauma subito dalla pittrice, che nel 1611 era stata stuprata dal suo collega, Agostino Tassi. Si tratta di un'opera giovanile, eseguita a Roma tra il 1612 e il 1613, come attesta la forte impronta naturalistica che si accompagna ad alcune incertezze nella composizione e nell'anatomia. La versione conservata agli Uffizi è ritenuta dagli esperti successiva a questa. La posizione rigida del braccio della Giuditta trova un diretto riferimento nell'omonimo dipinto di Caravaggio, mentre la figura di Oloferne denota la conoscenza dell'opera con analogo soggetto di Rubens, nonchè di quella raffigurante Davide e Golia del padre, Orazio Gentileschi. Si conoscono alcune copie del dipinto e una versione più piccola su lavagna conservata nel Palazzo Arcivescovile di Milano.

Altre opere a Napoli

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