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NO DIAMONDS IN THE SKY Mostra tutte le foto
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conclusa

NO DIAMONDS IN THE SKY

Dal 18 maggio al 21 luglio 2023

Fondazione Pastificio Cerere

Fondazione Pastificio Cerere

Via degli Ausoni, 7, Roma

Chiuso adesso: apre alle 15:00

Profilo verificato


Mercoledì 17 maggio 2023 la Fondazione Pastificio Cerere presenta NO DIAMONDS IN THE SKY, la prima personale a Roma di Davide Mancini Zanchi a cura di Marcello Smarrelli, con un testo di Saverio Verini. La mostra sarà aperta al pubblico da giovedì 18 maggio a venerdì 21 luglio 2023.

 Davide Mancini Zanchi utilizza pittura, scultura, installazione e performance in chiave concettuale e ironica, la sua poetica si contraddistingue per la produzione di oggetti e scenari dove i media artistici tradizionali si scambiano ruoli e funzioni mescolati con elementi comuni tratti dalla vita quotidiana. L’esperienza performativa, l’approccio irriverente e allo stesso tempo attentamente studiato, l’uso di materiali eterogenei, la pluralità dei riferimenti culturali, mettono in atto un processo di decontestualizzazione della realtà che crea scenari spiazzanti e di grande impatto.

 

Per la Fondazione Pastificio Cerere l’artista presenta NO DIAMONDS IN THE SKY – titolo ispirato dalla canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds – un’installazione site specific pensata per lo spazio del SILOS, ispirata al suo ciclo più iconico, quello dei Cieli. Mancini Zanchi ha realizzato tantissimi cieli disseminati di luminose stelle bianche, un riferimento diretto alle volte affrescate di chiese ed edifici sacri presenti in tutta Italia e caratteristici dell’arte medievale. 

I cieli di Mancini Zanchi non sono realizzati attraverso un gesto tradizionalmente pittorico, ma contemplano un elemento importante per la sua pratica artistica: l’azione. Le stelle, infatti, sono il risultato di un gioco tanto irriverente quanto faticoso, una performance svolta in modo assolutamente privato, masticando la carta e sputandola – letteralmente – sulla superficie monocroma attraverso l’uso di una penna Bic trasformata in cerbottana.


Un cielo stellato tragico – se si pensa alla fatica fisica per realizzarlo – e insieme sognante – se ricondotto all’atteggiamento ludico – con l’evidente dualismo che caratterizza la sua poetica, carico del peso storico e ancestrale che sempre accompagna questa particolare iconografia.

La ripetizione meccanica e stressante di un gioco tra studenti crea un “mondo”: in questo inedito legame tra stelle e saliva, tra l’energia dell’azione e la serenità che evoca l’esito finale, va forse cercata la ragione per cui i cieli di Mancini Zanchi risultano privi di ogni retorica. 

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