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conclusa Bugie.

La mostra

A cura di Roberto Borghi

Artista con un passato da direttore dell’ufficio stile della maison Versace, Bruno Gianesi contamina nelle sue opere la lezione delle avanguardie storiche (in particolare del surrealismo) con suggestioni provenienti dal mondo della moda e dalla società della comunicazione.
I lavori presentati in questa mostra – che come di consueto sono stati creati non solo dipingendo su tessuto, ma usando il tessuto stesso come materia pittorica – prendono di mira la diffusione pervasiva di fake news che infesta non solo il sistema dei media, ma ormai anche la vita quotidiana di chiunque possieda uno smartphone. Gianesi considera le fake news nient’altro che evoluzioni tecnologiche delle antiche bugie: un termine sottovalutato, perché considerato infantile e innocuo, che invece nella sua radice etimologica rimanda a un atteggiamento di malvagità (v. il termine tedesco böse che in italiano significa proprio malvagio) e non solo di alterazione della verità.
Il protagonista della maggior parte delle opere in mostra è, con il suo inconfondibile naso allungato, la figura più emblematica di “colui che dice le bugie”. Pinocchio è anche una metafora dell’individuo massificato che, nella sua conoscenza della realtà, dipende da coloro che “tirano i fili” del consenso. In quanto burattino, inoltre, la creatura letteraria di Collodi richiama quel processo di riscoperta La marcia dei Pinocchi Omaggio a Gianni Versace delle potenzialità espressive della marionetta, condotto prima dai simbolisti poi dalla metafisica e dal surrealismo, a cui Gianesi ha sempre guardato con interesse. Una sezione della mostra raccoglie invece alcune opere che l’artista ha creato in omaggio a Gianni Versace. Questi lavori – realizzati per la mostra “Dialoghi-Dissing. Gianni Versace Magna Grecia Tribute” tenutasi presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel 2017, in occasione dei vent’anni dalla scomparsa dello stilista, e approdata come “Versace Retrospective” nel 2018 al Kronprinzenpalais di Berlino – rimandano agli anni di vita professionale presso la maison Versace durante i quali, come scrive Roberto Borghi nel testo di presentazione, «Gianesi si è formato in quanto artista, prima ancora che come designer». Sedici anni durante i quali il contatto con Gianni Versace gli ha permesso di comprendere quanto la moda possa essere un modello di autenticità se, come accadeva in passato, riesce a essere «ricerca della bellezza prima che del consenso, qualità artigianale prima che strategia di marketing, creazione di un modello estetico da proporre alla società invece che esaltazione dei modelli più antiestetici scaturiti dalla società stessa».

Orari e biglietti

Indirizzo

Foro Buonaparte, 67
20121 Milano

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