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conclusa L'apparenza dei luoghi

A cura di: Clelia Belgrado e Benedetta Donato

La mostra

Due autrici, due differenti visioni e approcci per una partita a scacchi immaginaria, che si disputa attraverso l’escamotage del ciò che sembra, ma non è come appare.

In questo percorso ci troviamo di fronte a due narrazioni che interpretano luoghi, attraverso coordinate precise, costituite dalle reinterpretazioni di Annalisa Moschini e Diletta Nicosia. Ogni fotografia mostra tracce di mondi esteriori ed interiori agli antipodi, dove il comune denominatore è percettibile nella scelta di ritrarre i luoghi, al di là della loro evidente destinazione specifica.
Un tema che abbiamo imparato a conoscere dalle teorie di studiosi come Marc Augé, grazie al quale rintracciamo una definizione precisa del concetto di luogo.

Per Augé deve possedere tre caratteristiche fondamentali: deve essere identitario, tale da contrassegnare l’identità di chi ci abita; relazionale, che individui cioè i rapporti reciproci tra i soggetti, in funzione di una loro comune appartenenza; e infine storico, deve cioè ricordare all’individuo le proprie radici. Caratteristiche mancanti agli spazi che ci circondano, in particolar modo a quelli deputati al transito, al trasporto e al tempo libero, dove le persone sono di passaggio, vi sostano brevemente, ma nessuno in realtà li abita. Allo stesso modo, spostandoci in ambito prettamente visivo e prendendo come riferimento un autore quale Guido Guidi, ci soffermiamo sull’apparire dei luoghi: si iniziano a fotografare spazi e oggetti esclusi da ogni attribuzione di significato e quindi si amplia notevolmente il terreno dell’osservabile e dell’immortalabile, evidenziando gli aspetti spesso contraddittori che compongono la contemporaneità.
In entrambi i percorsi – teorico e visivo – si sottolinea un’ambivalenza insita per natura nel paesaggio, come contenitore di segni difficili da definire e decodificare, perché frutto di continue stratificazioni, che modificano il senso del luogo e che, per mezzo della fotografia, divengono intercettabili ed evidenti, in molteplici ed inaspettate sfaccettature.
E’ il caso della doppia prospettiva offerta dalle due autrici protagoniste di questa narrazione che, partendo da istanze diverse per vissuto ed esperienze individuali, formazione, ricerca e percorso, diventano compatibili, donando spunti interessanti alla riflessione sulla metamorfosi dei luoghi, sulla loro reinterpretazione, ai fini di una comprensione più profonda della funzione contemporanea assunta da questi ultimi, tramite inediti punti di vista.

In Fun di Annalisa Moschini, i luoghi del divertimento assumono la veste di «centri di contenimento». Tutti gli elementi riconducibili alla coadiuvazione del gioco, diventano strumenti di costrizione ed inclusione forzata. Il rigore, il taglio e il colore delle immagini, sono strumenti abilmente utilizzati dall’artista, per enfatizzare le evidenti contraddizioni tra contenitore e contenuto. Si assiste ad una perturbazione dell’ambiente abitualmente percepito come libero, spensierato e aperto, da cui scaturisce inevitabilmente una domanda sul senso e sulla funzione dello spazio.
Ne I Quotidiani non luoghi proposti da Diletta Nicosia, i luoghi di passaggio e di sosta, generalmente occlusivi e indipendenti tra loro, vengono ripresi istintivamente e qui diventano gradevoli, perché caratterizzati dall’individuazione di elementi sequenziali, comuni e coerenti, come ad esempio le geometrie sinuose o la scelta di colori tenui, offrendo un risultato esteticamente godibile e accattivante, di uno spazio che per sua definizione nasce chiuso, contenitivo, limitante e privo di appeal, e che ora diviene accogliente e rassicurante.
Nel gioco delle apparenze, ogni luogo viene mostrato per il suo esatto contrario, denotando la perdita della sua essenza e funzione primaria.
 
Le due prospettive colgono fattori non concreti e impalpabili, come l’assenza e l’immobilità che, da un lato vengono restituite con la riflessione socio-antropologica sul senso odierno dei luoghi aperti e deputati alle attività ludiche del tempo libero, dall’altro si palesa attraverso l’escamotage estetico di ambienti chiusi e destinati alle pause tra un’attività e la successiva.
La particolarità dei punti di vista consente di muoversi dalla profondità alla superficie dei luoghi riportati, ipoteticamente identificati come familiari e ora irriconoscibili, in quanto generatori di senso di spaesamento, rispetto alla tradizionale e diffusa percezione.

Non sono mondi immaginari, sono luoghi fisici e reali, mostrati come appaiono in modo nuovo, curioso e inquietante nelle due visioni opposte e inaspettatamente allineate.

Opere esposte

Orari e biglietti

Indirizzo

Piazza Giacomo Matteotti, 9
16123 Genova

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