Il Museo Archeologico della Valle Sabbia rappresenta, per quantità e qualità dei reperti conservati, un unicum di assoluta eccezionalità per la provincia bresciana e non solo, ed è, tra i musei della valle, quello di più antica fondazione.
Ospitato in un antico edificio annesso alla chiesa parrocchiale, conserva ed espone le testimonianze materiali degli insediamenti umani che hanno abitato l’area valsabbina e l’area gardesana occidentale dal Paleolitico al Medioevo.
Nasce nel 1956, per iniziativa del maestro gavardese Piero Simoni e di un gruppo di appassionati di speleologia e archeologia, componenti del Gruppo Grotte Gavardo. I risultati delle loro importanti ricerche, a partire da quella al Buco del Frate di Prevalle che ha portato alla luce, tra gli altri, lo scheletro dell’Ursus spelaeus, formano il nucleo originario delle collezioni esposte nelle vetrine del museo.
Al piano terra si trova la sala paleontologica, quella che illustra le tappe della nascita e dello sviluppo degli organismi viventi sulla terra, testimoniate dai numerosi fossili esposti.
Al primo piano incontriamo altre stanze che raccontano gli stadi culturali dell’Uomo nella nostra zona durante il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico, l’età del Bronzo e l’età del Ferro.
La sala del Lucone di Polpenazze ospita il calco (cioè una copia in gesso) della piroga in legno recuperata nel 1965 dai volontari del Gruppo Grotte, in una zona dove erano presenti ben cinque palafitte.
Infine, nella Sala della necropoli del Lugone di Salò sono esposti i reperti trovati, appunto, nella necropoli di Salò, compreso il famoso vaso borraccia in terra sigillata (una particolare ceramica di età romana) con entrambe le facce istoriate.