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Galleria Colonna verified

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Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino - Mosè con le tavole della legge
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Cosmè Tura - San Maurelio e san Paolo con il cardinale Bartolomeo roverella
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Jacopo Robusti, detto Tintoretto - Ritratto di Onofrio Panvinio
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Jan Brueghel il Vecchio - Il Concerto di Orfeo agli Inferi per Plutone e Proserpina
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Sofonisba Anguissola - Autoritratto
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Annibale Carracci - Mangiafagioli
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Jacopo Robusti, detto Tintoretto - Narciso al fonte
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Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino - Venere, Cupido e Satiro
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Veduta su Piazza Navona
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Paolo Caliari, detto il Veronese - Ritratto di gentiluomo
Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino - Mosè con le tavole della legge
Cosmè Tura - San Maurelio e san Paolo con il cardinale Bartolomeo roverella
Jacopo Robusti, detto Tintoretto - Ritratto di Onofrio Panvinio
Jan Brueghel il Vecchio - Il Concerto di Orfeo agli Inferi per Plutone e Proserpina
Sofonisba Anguissola - Autoritratto
Annibale Carracci - Mangiafagioli
Jacopo Robusti, detto Tintoretto - Narciso al fonte
Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino - Venere, Cupido e Satiro
Veduta su Piazza Navona
Paolo Caliari, detto il Veronese - Ritratto di gentiluomo

Altre opere esposte

Descrizione

Il pregevole autoritratto è una rarissima effigie giovanile eseguita su carta dalla giovane artista cremonese, un anno prima del suo debutto alla corte di Spagna di Filippo II, in qualità di dama di compagnia della sua terza moglie, la francese Isabelle di Valois. All’epoca della sua esecuzione, il mito della dama pittrice era già consolidato, nonostante la giovane età dell’artista, come attesta Giorgio Vasari nel 1568: “Possiamo dunque dire col divino Ariosto, & con verità che Le Donne sono venute in eccellenza di ciascun Arte cui hanno posto cura”. La pittrice dimostra di aver assimilato lo smaltato classicismo del suo primo maestro Bernardino Campi, i cui ritratti erano lodati per l’accordo tra la somiglianza dal vivo e la molta grazia, l’inclinazione alla sobrietà, al rigore formale, al modellato sicuro, morbido e la tecnica di stagliare il profilo dell’effigiata sul fondo chiaro rivelano l’influenza del bergamasco Giovanni Battista Moroni. L’opera è documentata nella collezione Colonna fin dagli antichi inventari di inizio Seicento.

Altre opere a Roma

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