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MANDA - Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo - Villa Frigerj verified

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Guerriero di Capestrano
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Ercole Curino
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Heracles Epitrapezios
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Statua togata da Foruli
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Statua di discoforo con testa ritratto da Foruli
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Statua di personaggio di rango militare da Foruli
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Zeus
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Ritratto da Alba Fucens
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Ritratto virile da Alba Fucens
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Osiride stante mummiforme
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Corazza a tre dischi
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Fibula in bronzo
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Calzari di Campovalano
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Padella
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Olla
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Anello
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Tabulae patronatus di Amiternum
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Ara in bronzo
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Antefissa (n. 2)
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Antefissa (n. 1)
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Volto
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Senza titolo
Guerriero di Capestrano
Ercole Curino
Heracles Epitrapezios
Statua togata da Foruli
Statua di discoforo con testa ritratto da Foruli
Statua di personaggio di rango militare da Foruli
Zeus
Ritratto da Alba Fucens
Ritratto virile da Alba Fucens
Osiride stante mummiforme
Corazza a tre dischi
Fibula in bronzo
Calzari di Campovalano
Padella
Olla
Anello
Tabulae patronatus di Amiternum
Ara in bronzo
Antefissa (n. 2)
Antefissa (n. 1)
Volto
Senza titolo

Altre opere esposte

Descrizione

La statua colossale di Ercole è stata ritrovata la mattina del 28 giugno 1960 in un sacello nel corso degli scavi nella zona delle terme della città di Alba Fucens. L’Ercole, in marmo pentelico, dall’eccezionale altezza di 2.40 metri, è rappresentato seduto su un seggio purtroppo perduto, mentre regge una patera con la mano sinistra sollevata e con la destra stringe un oggetto andato perduto, con ogni probabilità ricostruibile come una clava rivolta verso il basso. Il volto è caratterizzato da una folta barba lavorata a ciocche simmetriche. Sulla fronte è visibile una corona di foglie di ulivo, che possono alludere alla partecipazione al banchetto, o piuttosto di alloro, simbolo di vittoria. Intorno al braccio sinistro e ai fianchi doveva essere rappresentata la leontè che caratterizza immancabilmente l’eroe, ma secondo altre ipotesi vi poteva essere avvolto un mantello. Questo, insieme alla corona di foglie di alloro potrebbero essere espressione di una interpretazione “romana” attraverso il richiamo al modello dell’invictus. Tradizionalmente tuttavia, attraverso una serie di confronti con statue di piccole e medie dimensioni raffiguranti il dio in posa analoga e grazie ai testi letterari di autori latini quali Stazio e Marziale, la statua è identificata con la raffigurazione di Ercole detto Epitrapezios, “a tavola” (trápeza in Greco antico), secondo un modello elaborato da Lisippo e attribuito alla seconda metà del IV secolo a.C.
Lo scultore di Sicione, con scelta profondamente innovativa per il suo tempo, amava rappresentare i suoi soggetti “non come sono, ma come appaiono allo sguardo” (Plinio il Vecchio). Riproducendone l’aspetto esteriore, Lisippo suggeriva al tempo stesso anche le implicazioni psicologiche ed emotive dei suoi personaggi. Nella canonizzazione dei generi artistici durante l’età romana, se le opere di Policleto divengono fonte di ispirazione per la rappresentazione di divinità, Lisippo fornisce i modelli per eroi e tipi ideali (l’eroe, il filosofo, il letterato, etc.), mentre a Prassitele si ispirano gli scultori per la rappresentazione di figure di uomini.
Le piccole dimensioni di molte repliche dell’Eracle giustificano secondo alcuni l’epiteto di Epitrapezios assegnato dagli scrittori al soggetto, perché fatte per essere poste “sulla tavola”. Nella maggior parte dei casi, l’eroe è rappresentato con la testa in lieve torsione verso l’alto, anziché guardare verso il basso. La statura e la postura del nostro Ercole non solo presuppongono una variante del tipo statuario in grandi dimensioni, ma fanno supporre anche che la statua fosse un simulacro di culto, seduto su una roccia o piuttosto su un trono, e che fosse destinato ad essere ammirato dal basso verso l’alto. La stessa clava è impugnata dal dio come uno scettro del potere. Il titolo di Epitrapezios potrebbe dipendere in tal caso dalle offerte di cibi e bevande a lui tributate, disposte dai devoti, i cultores Herculis, sulla tavola-trápeza . Il fatto che il retro dell’Ercole di Alba non sia rifinito lascia inoltre credere che la statua fosse addossata a una parete del sacello in cui fu trovato, suggestivamente compresso nello stretto spazio colonnato.
Ercole costituisce un soggetto molto comune nelle rappresentazioni figurate durante tutta l’antichità per il mito universale che incarna: l’eroe è paradigma dell’uomo mortale che raggiunge l’apoteosi attraverso le proprie opere e trova in tal modo il riscatto dalla morte.
Generalmente l’opera è considerata espressione delle correnti neoattiche di I sec. a.C. attive nella Roma tardo repubblicana e nell’età augustea, caratterizzate dalla produzione di opere ispirate a modelli scultorei greci di V-IV sec. a.C. Non è mancata tuttavia neanche la proposta di riconoscere nella statua un certo patetismo barocco che rimanderebbe alle correnti artistiche pergamene e a maestranze rodie di II-I sec. a.C.

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